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Pubblicato: 04 Ottobre 2026 - Categoria: Guide e speciali

Dal 31 agosto 2026 i report di Search Console dedicati all'intelligenza artificiale generativa sono disponibili per tutti i siti, in tutto il mondo: lo ha confermato Google con una nota aggiunta all'annuncio pubblicato sul blog di Google Search Central. Per la prima volta la presenza di un sito nelle AI Overviews e in AI Mode ha una vista separata, invece di restare mescolata ai dati di ricerca complessivi. Negli stessi mesi Google Analytics 4 ha introdotto un canale specifico per le visite che arrivano dagli assistenti conversazionali, mentre Bing Webmaster Tools, già da febbraio, mostra quante volte le pagine di un sito vengono citate da Copilot.

 Professionisti analizzano il traffico proveniente dall’intelligenza artificiale tramite Search Console, GA4 e Bing Webmaster Tools, con dati su clic, engagement e conversioni.

Per chi guida un'azienda la conseguenza è concreta. La domanda che ci si pone da tempo, cioè quanto pesi davvero l'intelligenza artificiale sulla visibilità del sito, oggi ha risposte meglio misurabili. Queste risposte, però, sono distribuite su strumenti che misurano fenomeni diversi: letti separatamente producono numeri che sembrano contraddirsi, letti insieme permettono di prendere decisioni. Questa guida ricostruisce il percorso passo per passo, dalla configurazione alla lettura dei dati.

Prima di misurare: "traffico AI" indica almeno quattro cose diverse

L'errore più comune, quando si imposta un monitoraggio, è cercare un unico numero. In realtà l'espressione "traffico dall'AI" viene usata per descrivere quattro fenomeni distinti, ciascuno osservabile con uno strumento diverso:

  • la visibilità nelle funzionalità AI di Google, cioè le volte in cui una pagina compare in una AI Overview o in una risposta di AI Mode, anche senza che nessuno clicchi;
  • le visite dagli assistenti conversazionali, generate quando un utente di ChatGPT, Gemini, Copilot o strumenti analoghi clicca un link presente nella risposta;
  • le citazioni, cioè l'uso di una pagina come fonte per costruire una risposta, indipendentemente dal fatto che poi l'utente visiti il sito;
  • gli accessi dei crawler, i programmi con cui i sistemi di intelligenza artificiale leggono le pagine, per addestrare i modelli o per rispondere in tempo reale a una domanda.

La distinzione non è accademica. Una ricerca del Pew Research Center, basata sulla navigazione reale di 900 adulti statunitensi nel marzo 2025, ha rilevato che in presenza di un riepilogo generato dall'AI gli utenti cliccavano un risultato tradizionale nell'8% delle visite, contro il 15% delle pagine di risultati senza riepilogo; i link interni al riepilogo venivano cliccati appena nell'1% dei casi. La visibilità nelle risposte AI, quindi, può crescere mentre i click restano fermi o calano. Misurare solo uno dei quattro livelli porta quasi sempre a conclusioni sbagliate, in un senso o nell'altro.

Passo 1 – Google Analytics 4 e il nuovo canale "AI Assistant"

Dal 13 maggio 2026, come riportato da Search Engine Journal, il gruppo di canali predefinito di GA4 comprende una voce chiamata AI Assistant. Secondo la documentazione ufficiale di Google Analytics, il canale raccoglie gli utenti che arrivano da fonti come ChatGPT, Gemini, Deepseek, Copilot o Grok: quando il referrer della visita corrisponde a un elenco di assistenti riconosciuti, GA4 assegna automaticamente il mezzo "ai-assistant" e la campagna "(ai-assistant)". Non serve alcuna configurazione.

Per consultarlo è sufficiente aprire Rapporti, poi Acquisizione e Acquisizione traffico, e impostare come dimensione principale il gruppo di canali predefinito della sessione. Per sapere quale assistente ha generato le visite si aggiunge la dimensione sorgente/mezzo della sessione, oppure si costruisce un'esplorazione che incroci il canale con le pagine di destinazione e con gli eventi chiave, come l'invio di un modulo di contatto o una richiesta di preventivo. È questo incrocio, più del volume delle sessioni, a dire se le visite dagli assistenti hanno un valore commerciale.

Il canale ha però tre limiti da tenere presenti prima di presentarne i numeri a qualcuno:

  1. Esclude le AI Overviews e AI Mode. La stessa documentazione precisa che i click provenienti dalle funzionalità AI di Google rientrano nel canale Organic Search, insieme ai risultati tradizionali: in GA4 un visitatore arrivato da una AI Overview è indistinguibile da uno arrivato dal classico elenco di link.
  2. Non ricostruisce lo storico. La classificazione avviene assegnando il mezzo "ai-assistant" al momento dell'elaborazione dei dati, per cui le sessioni registrate prima dell'introduzione del canale restano classificate come Referral. Un confronto con lo stesso periodo dell'anno precedente, basato solo sul canale predefinito, mostrerebbe una crescita che in parte è soltanto un cambio di etichetta.
  3. Dipende dal referrer. Se l'app o il browser non trasmettono l'informazione sulla provenienza, la visita finisce nel canale Direct. Il dato di AI Assistant va quindi letto come una soglia minima, non come il totale.

Per ricostruire lo storico e includere fonti eventualmente non riconosciute conviene affiancare al canale predefinito un gruppo di canali personalizzato, da creare in Amministrazione, sezione Visualizzazione dei dati, Gruppi di canali. La regola si basa sulla sorgente della sessione con un'espressione regolare, ad esempio chatgpt\.com|gemini\.google\.com|copilot\.microsoft\.com|perplexity\.ai|claude\.ai, da adattare alle fonti che compaiono effettivamente nei dati del sito. Il dettaglio che fa più spesso la differenza è l'ordine: la regola del canale AI va posizionata sopra quella del canale Referral, altrimenti le visite verranno assegnate a quest'ultimo prima di essere riconosciute. A differenza del canale predefinito, i gruppi personalizzati si applicano anche ai dati storici.

Passo 2 – Search Console: le impressioni nelle AI Overviews e in AI Mode

Il report sulle prestazioni nell'AI generativa, introdotto a giugno per un gruppo ristretto di siti e poi esteso a tutti, mostra le impressioni ottenute nelle AI Overviews, in AI Mode e nelle funzionalità generative di Discover, con la possibilità di osservarne l'andamento nel tempo e di suddividerle per pagina, paese e dispositivo. Non contiene dati sui click. Google ha precisato che queste impressioni erano e restano incluse anche nel report sul rendimento generale: la novità è la possibilità di isolarle, non l'arrivo di dati prima inesistenti.

Se il report non compare, la guida di Search Console indica due cause principali: il sito non ha ancora raccolto abbastanza impressioni nelle funzionalità generative, oppure è stato escluso da queste funzionalità tramite l'apposito controllo.

Il modo più utile di leggerlo è pagina per pagina, confrontando le impressioni nell'AI generativa con i click che la stessa URL ottiene nel report sul rendimento standard. Ne emergono di solito tre situazioni:

  • pagine con molte impressioni nelle risposte AI e click in calo, tipicamente contenuti che rispondono a domande semplici: la risposta viene data direttamente nella pagina dei risultati e l'utente non ha motivo di proseguire;
  • pagine visibili in entrambi i contesti, che rappresentano i contenuti su cui il sito è percepito come fonte autorevole;
  • pagine importanti per il business del tutto assenti dalle risposte AI, che segnalano un possibile lavoro editoriale da fare.

Nel primo caso la domanda da porsi non è come recuperare quei click, ma che cosa la pagina offre in più rispetto alla sintesi: un dato originale, uno strumento di calcolo, un esempio applicato, un modo semplice per passare al contatto. Per le leve di ottimizzazione vere e proprie resta utile il quadro tracciato nella guida pratica alla GEO per i motori generativi, che questo articolo presuppone.

Insieme al report, Google ha introdotto un controllo che permette di escludere il sito dalle funzionalità AI della ricerca. Come ricostruito da Search Engine Land, Google ha chiarito che chi sceglie l'esclusione non riceverà più né impressioni né traffico da queste funzionalità, e che la scelta non viene usata come segnale di ranking per i risultati tradizionali. Prima di valutare l'esclusione conviene osservare per alcune settimane quali pagine compaiono nelle risposte e come si muovono i loro click: è una decisione da prendere sui dati, non per istinto.

Un ultimo strumento di Search Console merita attenzione: il filtro per le query di brand, annunciato a novembre 2025 e disponibile da marzo 2026 per tutti i siti con un volume di ricerche sufficiente. Separare le ricerche che contengono il nome dell'azienda da tutte le altre consente di osservare nel tempo l'andamento della notorietà del marchio. Non misura direttamente l'effetto dell'AI, ma è uno dei pochi segnali disponibili per cogliere chi scopre un'azienda in una risposta conversazionale e poi la cerca per nome.

Passo 3 – Bing Webmaster Tools e le citazioni in Copilot

A febbraio 2026 Microsoft ha rilasciato in anteprima pubblica il report AI Performance di Bing Webmaster Tools, che mostra quante volte le pagine di un sito vengono citate come fonte nelle risposte di Copilot, nei riepiloghi AI di Bing e in alcune integrazioni con servizi partner. Il report indica il numero totale di citazioni nel periodo, le pagine citate, l'andamento nel tempo e le cosiddette grounding query, cioè le formulazioni che il sistema ha utilizzato per recuperare i contenuti del sito.

Anche qui mancano i dati sui click, ma il report offre qualcosa che Google non fornisce: una traccia delle domande a cui il sito sta effettivamente rispondendo. Le grounding query sono materiale prezioso per la pianificazione editoriale, perché rivelano come l'intelligenza artificiale riformula i bisogni degli utenti, spesso con parole diverse da quelle usate nelle ricerche tradizionali.

Passo 4 – I log del server: chi legge il sito per conto dell'AI

Gli strumenti di analytics registrano le visite di browser che eseguono il codice di tracciamento. I crawler dei sistemi di intelligenza artificiale, di norma, non lo eseguono: le loro visite compaiono solo nei log del server, i file in cui il web server annota ogni richiesta ricevuta. È un livello di analisi più tecnico, ma risponde a una domanda che nessun altro strumento copre: i sistemi AI riescono a leggere le pagine?

La documentazione di OpenAI sui propri crawler è un buon esempio di come questi accessi vadano distinti. GPTBot raccoglie contenuti per l'addestramento dei modelli, OAI-SearchBot serve a far comparire i siti nei risultati di ricerca di ChatGPT, ChatGPT-User interviene quando è un utente a chiedere a ChatGPT di consultare una pagina. Le impostazioni nel file robots.txt per GPTBot e OAI-SearchBot sono indipendenti: si può, per esempio, negare l'addestramento a GPTBot e consentire l'accesso a OAI-SearchBot.

Nella pratica, l'analisi dei log serve soprattutto a scoprire blocchi involontari. Capita che un robots.txt pensato per escludere l'addestramento finisca per fermare anche gli agenti di ricerca, oppure che le regole di sicurezza dell'hosting o di una CDN respingano questi accessi senza che nessuno lo abbia deciso esplicitamente. Per un'analisi affidabile conviene verificare che gli indirizzi IP corrispondano a quelli pubblicati dai fornitori, perché lo user agent può essere falsificato.

Mettere insieme i numeri: aspettative realistiche e un cruscotto essenziale

Prima di costruire qualsiasi report conviene tarare le aspettative. Il 2026 AEO / GEO Benchmarks Report di Conductor, costruito su dati raccolti tra maggio e settembre 2025, indica che le visite provenienti dagli assistenti AI rappresentano in media l'1,08% del traffico dei siti analizzati, e che ChatGPT da solo genera l'87,4% di queste visite. Si tratta di dati relativi a grandi aziende, prevalentemente internazionali, che il sito di una PMI italiana può replicare solo in parte; il messaggio di fondo, però, è utile: un canale AI Assistant con numeri piccoli non è il segnale di un fallimento, ma la situazione normale nella maggior parte dei settori.

Per questo il valore sta nell'insieme degli indicatori e nel loro andamento, più che nel singolo dato. Un cruscotto mensile essenziale può limitarsi a cinque voci:

IndicatoreStrumentoChe cosa diceChe cosa non dice
Impressioni nelle funzionalità AI di Google, per pagina Search Console Quanto il sito è visibile in AI Overviews e AI Mode Quanti click ne derivano
Sessioni ed eventi chiave del canale AI Assistant Google Analytics 4 Quante visite arrivano dagli assistenti e se generano contatti Le visite da AI Overviews e AI Mode, quelle senza referrer
Citazioni e grounding query Bing Webmaster Tools Quanto e per quali domande il sito è usato come fonte da Copilot Il comportamento degli altri assistenti
Ricerche di brand Search Console, filtro query di brand L'andamento della notorietà del marchio Quanta parte dipende dall'AI
Accessi dei crawler AI Log del server Se i sistemi AI riescono a leggere le pagine Se le pagine vengono poi citate

Accanto a questi strumenti ufficiali esiste ormai un mercato di piattaforme che monitorano la presenza di un marchio nelle risposte di ChatGPT, Perplexity o Gemini, ponendo periodicamente ai sistemi un insieme di domande campione. Producono però stime: le risposte degli assistenti cambiano da un utente all'altro e da una sessione all'altra, e nessun fornitore esterno ha accesso ai dati interni dei motori. È un ambito ancora sperimentale, con metodologie non consolidate.

Checklist per il primo mese di monitoraggio

  • Verificare in GA4 che il canale AI Assistant compaia nei rapporti di acquisizione e annotare la data da cui i dati sono disponibili.
  • Creare un gruppo di canali personalizzato per le fonti AI, posizionato sopra il canale Referral, e controllare che ricostruisca correttamente i mesi precedenti.
  • Collegare il canale AI agli eventi chiave già configurati, come moduli di contatto, chiamate o richieste di preventivo.
  • Aprire in Search Console il report sull'AI generativa ed esportare l'elenco delle pagine con più impressioni.
  • Confrontare quelle pagine con i rispettivi click nel report sul rendimento standard e classificarle nelle tre situazioni descritte sopra.
  • Attivare, se disponibile, il filtro per le query di brand e salvare il dato di partenza.
  • Verificare il sito su Bing Webmaster Tools e annotare le prime grounding query rilevate.
  • Rileggere il file robots.txt e controllare nei log che gli agenti di ricerca dei principali sistemi AI non vengano bloccati per errore.
  • Rimandare qualsiasi decisione sull'esclusione dalle funzionalità AI di Google a quando saranno disponibili almeno alcune settimane di dati.

Altri percorsi operativi costruiti con lo stesso approccio si trovano tra le guide e gli speciali del sito.



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